Lascia il tuo sogno
una proposta di social dreaming online

Si ritiene che il sogno sia un’esperienza personalissima, privata, legata strettamente alle proprie esperienze e immaginazioni; in esso si riscontrano invece sorprendenti analogie e somiglianze a viaggi notturni compiuti da altri. Nelle matrici del “Social Dreaming” emerge una molteplicità di significati, il pensiero si espande e si creano angoli di visione inaspettati, mostrando quanto ciascuno di noi sia connesso con l’ambiente sociale, culturale,naturale.
Il metodo del socio-analista inglese Gordon Lawrence ha una storia breve con una lunghissima preistoria e infinite possibilità. Il Social Dreaming (sognare sociale/ sognare insieme) è oggi applicato in tutto il mondo negli ambiti più disparati, dalle aziende alle scuole elementari, ai luoghi di guerra, alle carceri dove attiva il pensiero collettivo e creativo e, aiutando a comprendere il contesto sociale, pone le fondamenta per una reale esperienza della tolleranza tra i partecipanti.
La pandemia da coronavirus ci ha improvvisamente precipitati in uno scenario di emergenza globale:  le nostre biografie, finora così diseguali, si sono sincronizzate nella comune lotta al virus che ci costringe, per non infettarci, a rimanere isolati e distanti.
È necessario allora riprendere a sognare  per ritessere insieme il mondo.
Propongo a tutti i sognatori di lasciare il proprio sogno sul sito “ciaksisogna.it” e di aderire a incontri gratuiti di matrici online via Skype in date e orari che vi proporrò a breve.
Per approfondimenti sul metodo: http://www.ciaksisogna.it/glossario/

È possibile lasciare il proprio sogno nella spazio dedicato ai commenti.


9 commenti

Donatella · marzo 28, 2020 alle 1:58 pm

Ero nel corridoio un po’ buio di una scuola imponente (somigliante al liceo che ho frequentato). Ero sulla porta di un’aula in attesa che entrassero tutti…. non adolescenti, piuttosto giovani adulti che erano lì forse per un concorso. Stavo parlando con un mio collega e notavamo un giovane con la barba e le guance rosse e dicevamo: quello ha la febbre, non sta bene, é positivo. Io aggiungevo però: lasciamolo entrare, tanto chissá quanti di noi sono malati e non lo sanno…

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